Gravidanza e suscettibilità alle infezioni

Una conferma dell’importanza dell'educazione delle donne in gravidanza sulla prevenzione delle infezioni, insieme alla identificazione precoce e alla scelta del trattamento farmacologico più adeguato arriva da una nuova revisione della letteratura. Il lavoro pubblicato sul New England Journal of Medicine, analizza il rapporto tra gravidanza e suscettibilità alle infezioni nella donna. Le donne in gravidanza - evidenzia lo studio - sono una categoria particolarmente sensibile allo sviluppo di infezioni soprattutto virali e batteriche e la gravità di alcune di queste patologie può esacerbarsi per via delle alterazioni immunologiche e dei cambiamenti fisiologici che intercorrono nel corso della gestazione (come ad esempio la riduzione della capacità polmonare, la stasi urinaria e le modificazioni del flusso sanguigno). Rispetto alla teoria secondo cui le donne in gravidanza presenterebbero una maggiore suscettibilità generalizzata alle infezioni, le autrici dello studio fanno notare che le evidenze a supporto sono piuttosto deboli. Si tratta infatti di una questione molto più complessa e per affrontarla adeguatamente vi sarebbe bisogno, argomentano, di studi che includano controlli anche sulle donne non gravide di pari età, follow-up prospettici di lungo periodo e campioni più estesi. E’ comunque evidente che le alterazioni immunologiche che avvengono col progredire della gravidanza possono compromettere la capacità di reagire agli agenti patogeni, causando un aumento della gravità della malattia in casi ben determinati. In particolare, il virus dell’influenza, quello dell’epatite E, l’herpes simplex e i parassiti che causano la malaria sono fra i microorganismi che possono risultare più dannosi, secondo le evidenze della letteratura in materia. Un caso noto e già ampiamente approfondito dagli studi è quello dell’influenza.

 

 

“Le donne incinte” scrivono Kourtis et al. “presentano un rischio maggiore di sviluppare una grave malattia a seguito di infezione da virus influenzale. I cambiamenti adattativi cardiopolmonari che si verificano durante la gravidanza, come l'aumento della frequenza cardiaca e la gittata sistolica e la ridotta capacità polmonare residua, possono aumentare il rischio di ipossiemia e contribuire alla maggiore gravità”. E i dati storici parlano chiaro. La mortalità materna registrata durante la pandemia del 1918 è stata pari al 27%, una percentuale che sale al 50% se si considerano i casi in cui all’influenza si è aggiunta la complicanza della polmonite. In quella del 1957 il trend è stato confermato, dal momento che il 50% dei decessi tra le donne in età riproduttiva si è verificato tra le pazienti incinte. L’ultimo “promemoria” della relazione pericolosa tra gravidanza e influenza è arrivato con la pandemia di influenza AH1N1 del 2009, durante la quale è stato confermato che le donne incinte erano generalmente suscettibili ad un rischio maggiore di malattia grave, rispetto alle donne non gravide e alla popolazione generale, in particolare le pazienti nel terzo trimestre di gravidanza. Peraltro, come evidenziato nella scheda, l’influenza è una delle infezioni più comuni in corso di gravidanza. Rispetto alla popolazione generale, le donne in gravidanza hanno un maggiore rischio di complicanze dovute all’influenza (con rischio di ospedalizzazione fino a 5 volte maggiore), soprattutto se affette da patologie concomitanti. Sebbene alcuni studi non abbiamo evidenziato effetti negativi sulla gravidanza, altri hanno osservato un aumentato rischio di aborto, perdita fetale/neonatale, parto pretermine e basso peso alla nascita. Tali effetti sono verosimilmente la conseguenza di una grave infezione materna, in quanto il passaggio transplacentare è raro (raramente avviene una viremia in corso di influenza). Non è stato dimostrato un effetto teratogeno diretto del virus dell’influenza, tuttavia l’ipertermia materna nel primo trimestre di gravidanza è stata associata ad un aumentato rischio di difetti congeniti. Anche per quello che riguarda la malaria il rischio di contrarre la malattia in forma grave è maggiore per le donne in gravidanza, per l’esattezza è tre volte più alto, sottolinea lo studio del NEJM. Tra gli effetti nocivi della malattia in questa fase delicata della vita rientrano l’anemia materna, il basso peso alla nascita e il parto pretermine.

Come riportato nella scheda, durante tutta la gravidanza e in corso di allattamento al seno sono sconsigliati viaggi in aree dove la malaria è endemica. Se il viaggio non può essere rimandato, oltre all’applicazione scrupolosa di misure protettive non farmacologiche, è ovviamente consigliata la chemioprofilassi con Clorochina, Proguanil e Meflochina.

La prevenzione è senz’altro la misura più opportuna nel caso del virus della varicella che si manifesta in forma più grave soprattutto se contratto nel corso del terzo trimestre. La vaccinazione in epoca preconcezionale delle donne in età fertile che non abbiano contratto la malattia è, secondo i dati AIFA,la modalità migliore per tenere al riparo dal contagio mamma e nascituro. La somministrazione per via orale di farmaci antivirali (Aciclovir, Valaciclovir) è infatti consigliata solo dopo la 20ªsg (entro 24 ore dalla comparsa del rash); mentre tali farmaci devono essere usati con cautela prima della 20ªsg. La terapia per via endovenosa è consigliata in caso di varicella con gravi complicanze (quali polmonite).

 

 

Recapiti

Giancarlo Cariati
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